10 anni dopo fine embargo Ue, miele malgascio col vento in poppa

In Madagascar il settore dell’apicoltura, trainato dall’export del pregiato miele dai mille sapori, continua a procedere a gonfie vele. Andiamo però con ordine. Nel 2011 l’Unione europea pone fine all’embargo sul miele malgascio, che fu disposto decenni prima, per la non conformità alle norme europee: per la comprovata aggiunta di zucchero e acqua, al prodotto. Analoghi divieti furono disposti nel 1996 ai prodotti di origine animale, per violazione di norme igieniche. Poi nell’ultimo decennio la ripresa del comparto è stata costante, e ha coinvolto anche Regioni, senza radicata tradizione, (si pensi a Boeny, ove è rilevante il supporto pubblico).

E l’impressione è che i rischi più temuti non siano quelli commerciali, ma riguardino il climate change – che può ridurre la produzione – la minaccia alla biodiversità e la deforestazione. E non a caso gli apicoltori sono considerati ottimi difensori dell’ambiente: in aree degradate, l’attività non può certo prosperare. A oggi il miele malagasy – i cui controlli soddisfano ogni standard – è considerato un prodotto pregiato, ed è consumato nei ristoranti stellati d’Europa: una qualità dovuta sia alla produzione in aree non inquinate, sia alla sua origine in ecosistemi rari. Si pensi al miele di mokarana (albero che vive solo in Anosy), di mangrovie, bacche rosa, litchi, eucalipto, del raro albero tsifaka, o di Melaleuca quinquenervia.

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