Cactus rosso, da rimedio contro il kere a business

«La gente mangia foglie di cactus. Non c’è neanche un frutto, tutto è secco. Allora cucinano le foglie, evitando le spine, per ricavare anche un po’ d’acqua», dichiarava solo pochi mesi fa al portale “Vatican news”, il noto salesiano padre Jean Chrysostome Ravelomahitasoa, fondatore dell’Associazione Sos Toliara. Nel Sud del Madagascar la minaccia della carestia non è terminata, ma le comunità locali si stanno ingegnando non solo per preparare il cactus rosso nei modi più svariati, ma anche per promuoverlo come una fonte di reddito. Varie associazioni della Regione Androy lavorano per trasformare questo vegetale in marmellata di buona qualità, oppure in succo biologico naturale.

Inoltre, secondo alcune testimonianze, l’olio di semi «di cactus è tra gli oli essenziali più costosi al mondo. Ormai conosciamo diversi modi per preparare il cactus, e durante la stagione magra cerchiamo di variare i piatti». Tutte queste iniziative sono state possibili grazie a un programma ad hoc di trasferimento di denaro, noto come Fiavota: finanziato dalla Banca mondiale, è coordinato dal Ministero della Popolazione, della protezione sociale e della promozione della donna, e attuato dal Fid (Fonds d’intervention pour le developpement). Il progetto è destinato in particolare alle famiglie vulnerabili, con bambini sino a 14 anni: il beneficio economico sarà condizionato alla frequenza scolastica.

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