Madagascar e accaparramento terre, c’è chi teme gli stranieri

Un’organizzazione non governativa del Madagascar, Collectif Tany, si chiede pubblicamente se le istituzioni internazionali mirino a ridurre la povertà dei malagasy, o puntino al contrario. Alla radice della presa di posizione, vi è il tema dell’acquisto di terreni da parte d’investitori stranieri. Gli attivisti fanno riferimento a un documento dal titolo «Diagnostic du secteur privé – Créer des marchés à Madagascar», di recente pubblicato dalla Società finanziaria internazionale (International finance corporation – Ifc): l’agenzia della Banca mondiale che promuove l’industria privata nei paesi in via di sviluppo. Sul banco degli imputati, le raccomandazioni che chiedono la «riforma» di diverse leggi, perché gli investitori stranieri possano diventare proprietari di terreni.

Del resto, un capitolo del rapporto rappresenta un atto di accusa contro il mercato fondiario locale: esso non funzionerebbe, per via di un regime di proprietà fondiaria insicuro. Che appunto limita l’accesso alla terra per la produzione agricola, e per lo sviluppo delle imprese. Secondo la relazione, gli stranieri non possono acquisire permanentemente terreni, mentre il regime degli affitti non garantisce una sicurezza sufficiente per investimenti a lungo termine. Invece, secondo i militanti, è elevato il rischio che il Governo possa adottare queste raccomandazioni, che vanno contro lo sviluppo del popolo.

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