Il porto di Toamasina diventa giapponese, e forse è meglio così

Il porto di Tamatave, gestito da Société de gestion du port autonome de Toamasina, parlerà giapponese. Un impegno – guidato dall’Agenzia giapponese di cooperazione internazionale – che per il Paese del sol levante è geopolitico, oltre che economico e umanitario. Gli asiatici trasformeranno a breve il maggior porto del Madagascar, in uno snodo di un Indo-Pacifico «libero e aperto»: si forniranno competenze ingegneristiche, che affiancheranno un prestito di 350 milioni di euro, per la creazione di mille posti di lavoro. Per approfondire rinviamo a un pezzo redatto da Damon Embling, per il portale “Euronews”. Il titolo è «Il porto di Toamasina, linfa vitale del Madagascar».

Eccone l’inizio. «Il porto di Toamasina è la linfa vitale del Madagascar. Da qui passa circa l’80% delle merci nazionali e globali. E ora, grazie ai finanziamenti e alle competenze del Giappone, sta quadruplicando la sua capacità. Contribuendo a migliorare la connettività e l’economia in Madagascar e non solo. Il porto collega il paese con l’Asia, l’Europa, il Golfo Persico e gli altri paesi africani. Ma con l’aumento della popolazione del Madagascar, anche il porto deve crescere. “Le infrastrutture esistenti nel porto sono obsolete perché hanno 50 anni – dice Christian Eddy Avellin, direttore generale dell’autorità portuale -. Oggi abbiamo solo una banchina per i container, con una profondità limitata”».

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