Incuria e noncuranza, le stragi del Madagascar

Si tratti d’incuria nei confronti del territorio – causa di dissesto idrogeologico e smottamenti – oppure di noncuranza per le aree turistiche, i media del Madagascar ci offrono quotidianamente cifre di vittime – morti, feriti o sfollati – da bollettino di guerra. Senza considerare le stragi automobilistiche, che sono conseguenza soprattutto di strade in pessime condizioni. Così giorni fa i media locali hanno diffuso la notizia di 870 sfollati a Betoloha: un villaggio del Comune rurale di Ambandrika, nella Regione Alaotra Mangoro. Dopo le forti piogge di questi giorni, la diga di Manamontana avrebbe, infatti, tracimato, e molte abitazioni sono state distrutte o allagate.

E non è tutto: un’altra tragedia è avvenuta nel Parco nazionale dell’Isalo, presso Ranohira (Regione Ihorombe). Cinque persone di uno stesso gruppo familiare (tra cui una coppia con nazionalità francese), più la guida, sono decedute, tutti travolti da un torrente, che avevano cercato di attraversare. Mentre gli operatori turistici non si stancano di chiedere misure di sicurezza per quest’area: «Chiediamo l’installazione di scale, poste a un certo livello di altezza nel canyon. Una struttura in cemento armato, dove i visitatori possono camminare in tutta tranquillità, senza dover affrontare passaggi imprevisti di torrenti o altre minacce. Sarebbe saggio chiudere il parco durante la stagione delle piogge».

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