Madagascar, il dilemma dell’aumento della benzina

Il Madagascar è alle prese col dilemma dell’aumento della benzina. Nell’Isola rossa, l’attuale prezzo alla pompa – in gran parte sovvenzionato dalle casse pubbliche – risale al 20 giugno 2019. Da allora non si è modificato: fa riferimento a un prezzo del petrolio pari a 70 dollari al barile, e sarebbe insostenibile se il costo del greggio si stabilizzasse – come pare stia accadendo – su livelli molto superiori. La guerra in Ucraina alimenta le incertezze, e gli attuali 4100 ariary al litro paiono irragionevoli: il Governo si è, infatti, impegnato, nei confronti del Fondo monetario internazionale (Fmi), a limitare i sussidi alle società locali, che importano e distribuiscono i prodotti petroliferi.

Andry Ramaroson, titolare del Ministero dell’Energia e degli idrocarburi, ha dunque prospettato, alle compagnie petrolifere, la necessità di un graduale aumento dei prezzi. Tutte società che peraltro – in regime di prezzi calmierati – sono in difficoltà finanziaria: e non solo per l’insufficienza delle sovvenzioni statali, ma anche per i mastodontici debiti verso la compagnia energetica nazionale. E il Governo dovrà sì evitare un fallimento di dette società, che oltre a mettere in crisi il sistema bancario, precluderebbe l’importazione di prodotti energetici e carburanti; ma dovrà anche tener conto di un’inflazione generalizzata, che sta erodendo il potere d’acquisto dei malgasci.

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