Guerra e fihavanana, il Madagascar tra pressioni e delusioni

Almeno nel breve termine, la guerra in Ucraina pone in seria difficoltà il Madagascar, nei suoi rapporti internazionali. La decisione delle Autorità centrali di scegliere l’astensione – al momento della votazione in seno all’Assemblea generale delle Nazioni unite – ha senz’altro lasciato strascichi. Sì, il presidente Andry Rajoelina ha invocato gli atavici valori del fihavanana – letteralmente “parentela”, ma qui da intendere come “cooperazione” o “solidarietà” – per risolvere questa crisi. Ciò però non è bastato ai Paesi occidentali, e soprattutto all’Unione europea (Ue), che ha affidato a Sergiusz Wolski – incaricato d’affari ad interim della Delegazione Ue – la seguente dichiarazione: «Siamo delusi dal fatto che il Madagascar non si unisca, almeno per il momento, alla stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, che si sono espressi contro l’aggressione della Federazione russa nei confronti dell’Ucraina».

Tutti appelli che la classe dirigente dell’Isola sta invero vivendo come indebite pressioni, rispetto alla sovranità nazionale. Come dimostra la pubblica presa di posizione di Florent Rakotarisoa, il presidente dell’Alta Corte costituzionale (Haute cour constitutionnelle – Hcc): «La comunità internazionale e i grandi paesi d’Europa stanno facendo pressioni sui piccoli paesi, affinché li sostengano, quando si tratti di affrontare apertamente questa vicenda, russa e ucraina».

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