Guerra in Ucraina, le ragioni della neutralità del Madagascar

«Noi malgasci abbiamo scelto di lavorare con tutti i Paesi. Non siamo più uno Stato che si schiera da una sola parte. Il mondo è in difficoltà, a causa di questa situazione tra Russia e Ucraina. La nostra politica, in Madagascar, è quella di cooperare con tutti i Paesi, siano quelli occidentali, sia la Russia». Sono le parole del premier Christian Ntsay, circa la posizione del Madagascar di fronte al conflitto tra Russia e Ucraina. In una parola, neutralità, ossia non allineamento. Dichiarazioni che dovrebbero determinare la posizione malgascia ai fini della votazione – in programma tra poche ore – dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. Si confermerebbe in sostanza una neutralità – peraltro adottata sin dalla fine della Guerra fredda – che non pare essere stata per nulla scalfita, dagli eventi più recenti.

Né dall’accorata lettera aperta a Vladimir Putin, scritta dal missionario argentino Pedro Pablo Opeka – il sacerdote che ha fondato la comunità di Akamasoa – ma neppure dall’iniziativa diplomatica, promossa dalla Delegazione dell’Unione europea, oltre che da Germania, Corea del Sud, Stati uniti, Francia, Giappone, Norvegia, Regno Unito, Turchia. In sostanza, l’Occidente è stato molto chiaro, nella sua offensiva: non agire per denunciare tale violenza, equivarrebbe ad accettarla, e dunque a tollerare un simile comportamento verso qualsiasi Paese del mondo. (Continua).

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