5 marzo, il Madagascar riapre «completamente» le frontiere – 2

(Prosegue). Causa quest’ultima, secondo gli imprenditori del comparto, sia dell’aumento dei prezzi gravanti sui biglietti aerei, sia di un suppletivo isolamento della destinazione Madagascar, che è già di difficile accesso in tempi normali. Il Madagascar, secondo gli analisti, dovrà attendere il 2027, per tornare ai 350mila turisti del 2019, mentre è stato azzerato un settore – quello turistico – che in tempi normali rappresentava il 7% del prodotto interno lordo. Alla testa delle rimostranze si è posta l’imprenditrice italiana Elisabetta Gravellino, che presiede il consiglio di amministrazione dell’Office régional du tourisme de Nosy Be (Ortnb). Seguono le sue dichiarazioni, che segnalavano come gli operatori dell’Isola dei profumi temessero – di fronte a questa situazione di paralisi – l’abbandono dello scalo da parte delle compagnie aeree.

«Gli operatori di Nosy Be che lavorano principalmente con il turismo internazionale si trovano ora in una situazione di crisi disastrosa. Come risposta a informazioni errate sulla situazione dei voli internazionali da Nosy Be, vi informiamo che da marzo 2021 nessun volo internazionale opera su Nosy Be. Finora nessun volo internazionale è stato autorizzato a operare all’aeroporto di Nosy Be. L’impegno per garantire un flusso di turisti tracciabile e controllabile, ha riguardato principalmente l’aeroporto, le compagnie aeree e gli hotel».

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