Madagascar, il biologico è solo per l’esportazione

Per il Madagascar, l’agricoltura biologica rappresenta un settore merceologico importante, sebbene la maggior parte della produzione sia destinata all’estero. Se da un lato la gamma di prodotti esportati si amplia ogni anno, dall’altro, il mercato interno è inesistente. Sono questi i dati forniti dal Symabio (Syndicat malgache de l’agriculture biologique), il sindacato che rappresenta le oltre trecento aziende del comparto. L’organizzazione rileva che le aziende puntano tutto sull’export – il cui valore è stimato in 60 milioni di euro – giacché i volumi di vendita nel Paese sono irrisori. A essere esportati sono soprattutto i prodotti tropicali tipici, coltivati nel Nord ed Est.

Sono le piante aromatiche e medicinali, a occupare la quota maggiore delle superfici biologiche, (secondo Ecocert, nel 2019 queste colture raggiungono il 45 per cento). L’Isola è da qualche tempo leader mondiale del mercato della vaniglia biologica e dei litchi bio, e si colloca al secondo posto nella produzione degli ananas biologici. Gli operatori bio cercano tuttavia di ampliare la gamma, e dal 2019 sono esportati gamberetti biologici, mentre dal 2020 si possono registrare molte aziende di cosmetici e tessuti bio. Senza dimenticare l’export del riso rosa (Oryza sativa), in malgascio varin’i dista: il suo gusto è molto apprezzato dagli statunitensi, ma per l’export è necessaria una deroga speciale.

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