Il lascito di padre Sylvain Urfer (nonostante l’espulsione)

Agli inizi di dicembre il Madagascar – specie il mondo della cultura – ha pianto la morte del gesuita francese 80enne, Sylvain Urfer. Il religioso della Compagnia di Gesù viveva dal 1974 nell’Isola rossa; qui, nel corso dei decenni, ha svolto attività d’insegnamento, ha scritto, o curato, numerosi libri di argomento storico o politico – molti dedicati alla patria di adozione – e soprattutto ha fondato o animato associazioni culturali note ancor oggi. Come ad esempio il Centre Foi et justice, comprensivo di un centro studi dedicato al Madagascar, un’importante biblioteca, e una casa editrice. Né si può tralasciare il Sefafi (Observatoire de la vie publique): un think tank dedicato alla politica malgascia e alle sue degenerazioni.

E proprio gli attacchi contro la corruzione del Governo Ravalomanana, ne causarono, nel maggio 2007, l’espulsione dal Paese. Poté ritornarvi solo nel novembre 2009, quando la misura fu annullata dall’Haute autorité de transition, guidata da Andry Rajoelina. L’ultima sua fatica editoriale è “Histoire de Madagascar. La construction d’une nation”: nel libro, da lui curato, si trovano contributi di Philippe Beaujard, Gabriel Rantoandro, Manassé Esoavelomandroso, Helihanta Rajaonarison, e Faranirina Rajaonah. Ricordiamo poi, tra gli altri titoli, “L’espoir et le doute” del 2000, “Le doux et l’amer” del 2003, e “Madagascar, une culture en péril”, del 2012.

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