Caso dei mandarinli a Tana: rebus energia elettrica e tralicci

La telenovela dei mandarinli ticinesi – vecchi vagoni arancioni, dismessi e spediti a Tana per un fumoso progetto di «Treni urbani» – continua ad appassionare la Svizzera. Prima i ritardi, anche causa la sanificazione dall’amianto, poi i dubbi di uno smaltimento vantaggioso, camuffato da aiuto allo sviluppo, infine le perplessità dei media del Madagascar. Che si chiedono dove la Commune urbaine d’Antananarivo possa trovare le risorse necessarie per l’energia elettrica, per la costruzione delle infrastrutture necessarie, come i tralicci, e per i risarcimenti legati alle inevitabili espropriazioni. E soprattutto, se sia il caso di affrontare simili spese, nel difficile contesto economico che vive il Paese.

Per approfondire, rimandiamo al servizio dal titolo «Antananarivo, forse, ma occorrerà pazientare almeno altri 3 anni», redatto da Stefano Pianca per il portale “Ticinonline”. Eccone l’incipit. “Progetto lanciato o utopia che nasconde uno smaltimento vantaggioso di vecchi treni. Le ultime notizie da Antananarivo confermano i dubbi su una reale rimessa in circolazione del materiale rotabile proveniente dalla Svizzera. Per i Mandarinli, dismessi da RBS e FLP, i nodi da risolvere sono molti. E la Municipalità della capitale malgascia allunga i termini del progetto. «Il progetto è lanciato» aveva dichiarato a Tio/20Minuti, lo scorso giugno, il presidente di Arterail Jérôme Garcia”.

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