Traffico di legname pregiato, l’impegno del Madagascar

Dal 2013 il Madagascar, con la firma della Convention on international trade of endangered species (Cites), cerca gradualmente di reprimere il traffico di legnami pregiati, iniziato negli anni Duemila. Violazioni non mancano – si pensi ai recenti sequestri di Amparafaravola – ma certe misure come la Cours spéciale de lutte contre le trafic de bois de rose et/ou de bois d’ébène, sono un valido deterrente. Nell’Isola, sfruttamento e export di legnami pregiati – tra cui palissandro, bois de rose (Dalbergia maritima, invero una specie di palissandro) ed ebano – sono vietati: alimentano un forte mercato illegale in Asia – ove sono segni di ricchezza – che ne causerebbe la scomparsa.

Via libera però al legname ordinario, se tagliato prima del 29 gennaio 2020, e con apposita autorizzazione. Altrimenti, sfruttamento o nuovi disboscamenti sono proibiti, salva speciale autorizzazione. Invece per i prodotti in legno ordinario già finiti, e per il legname di piantagione, l’attività è disciplinata della Legge sull’esportazione dei prodotti forestali. Nelle Aree protette, la deforestazione è un reato; ma gli abitanti dell’area – previa autorizzazione – possono esercitare un diritto d’uso, senza fini commerciali. Palissandro e bois de rose figurano sia nella lista rossa delle specie minacciate, elaborata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura, sia in quella della Cites.

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