Vaniglia e palissandro, la mafia non molla presa

E’ iniziata la campagna di esportazione della vaniglia e alcuni media tornano a trattare della cosiddetta mafia de la vanille: malavitosi che impongono ai coltivatori un prezzo irrisorio. Tra vari pezzi dedicati, segnaliamo quello dal titolo «Il lato amaro della vaniglia del Madagascar: così la mafia affama i piccoli produttori». Redatto da Francesco Malgaroli per il giornale “La Repubblica”, non solo spiega gli intrecci tra «guerra della vanilla» e traffici di palissandro e bois de rose; ma ricorda anche l’impegno su questo fronte dell’ambientalista Clovis Razafimalala. Eccone l’incipit.

«La crescita esponenziale della domanda della bacca nel mondo ha risvegliato gli appetiti della malavita. Il traffico si intreccia anche con il commercio illegale di palissandro. “La mafia ruba la nostra vaniglia. La compra a un prezzo irrisorio, un abuso bello e buono a danno della gente”. Aline Harisoa, rappresentante di una associazione di base di coltivatori del Madagascar, lo racconta al Daily Maverick, dice che il ricatto della malavita è una pratica comune e tiene in ostaggio la produzione dell’isola, da sola fornitrice dell’80% della vaniglia mondiale. In parte per l’incremento della domanda globale, in parte perché diminuita la produzione per una serie di piogge torrenziali, i coltivatori avevano pensato di vendere a prezzi alti le bacche alle multinazionali come la Mars o Unilever».

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