Supermercati, Shoprite lascia il Madagascar: ecco perché

Novità, in Madagascar, nel settore della grande distribuzione organizzata (Gdo). La catena di supermercati sudafricana Shoprite (circa tremila negozi in quattordici Paesi, con 141mila addetti) – presente nell’Ile rouge con dieci punti vendita – ha annunciato che lascerà Uganda e Madagascar. L’operazione segue di pochi mesi la dismissione di attività in Kenya e, da giugno scorso in Nigeria. Non è un fulmine a ciel sereno, dato quanto dichiarava a marzo l’amministratore delegato, Pieter Engelbrecht: «Il capitale che d’ora in poi investiremo nella regione (escluso il Sudafrica) sarà minimo e continueremo a contenere i costi il più possibile».

Varie le ipotesi formulate, per spiegare l’addio a un mercato su cui l’azienda opera dal 2002, e la volontà di riposizionare le attività soprattutto in patria (ove è generata la gran parte del fatturato). La scarsa redditività, secondo gli analisti, nasce da molte cause: svalutazione, problemi di approvvigionamento, calo del potere d’acquisto, crisi sanitaria, inflazione, specie quella dei generi alimentari, innescata dal balzo dei costi dei trasporti via mare. Né manca chi accusa l’incapacità del Governo di trattenere le aziende, o chi invita a rafforzare la produzione locale di prodotti di prima necessità. L’addio avrà ripercussioni su gettito fiscale, dipendenti e fornitori locali, ma c’è chi scommette che subentrerà un nuovo gruppo.

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