Stop anche dei visti speciali, per la cooperazione è paralisi

Giovedì l’organizzazione umanitaria Médecins sans frontières (Msf) ha annunciato che entro tre settimane sarà costretta a cessare le attività mediche in Madagascar – legate alla crisi alimentare che colpisce il Sud del Paese – poiché le Autorità rifiutano i visti di ingresso alle proprie équipe sanitarie. Si chiede quindi di concedere urgentemente i permessi, per non compromettere le varie operazioni umanitarie in corso. Intanto un passo indietro. Il Madagascar ha sì chiuso i confini sin da marzo 2020, come misura di contrasto al Covid; tuttavia, per continuare il proprio lavoro, Msf poteva beneficiare di permessi speciali per operatori umanitari: trimestrali, ma non prorogabili.

Poi però da luglio, causa la minaccia della variante Delta, il Governo non ha più consentito neppure questa deroga. Msf specifica di non esser più in grado di proseguire le attività, anche perché «dieci membri del nostro personale internazionale lasceranno il Paese entro due giorni, causa scadenza del visto. Gli altri dodici dipendenti dovranno partire entro tre settimane». Si aggiunge poi di non aver ottenuto risposta, rispetto a 12 domande di visti, per medici, infermieri e altro personale. Insomma senza risorse umane, fa sapere Msf, tutti i progetti dovranno esser chiusi, e si dovranno rescindere i contratti con oltre 150 dipendenti malgasci, che lavorano per implementare le operazioni di emergenza.

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