Golpe, ecco i sospettati. La oil company, la Francia e la Chiesa

Le indagini sul tentato golpe contro il presidente Andry Rajoelina seguono la pista petrolifera, e portano verso un’oscura convergenza d’interessi che auspicavano un cambio di regime. In primis, emerge la governance del Benchmark group, oil company riconducibile a hedge fund. L’ideatore Paul Rafanoharana scriveva per e-mail che «Benchmark perderà il suo mezzo miliardo di dollari di investimenti» se non agiamo, mentre lo Stato «si occuperà della commercializzazione della produzione proveniente da Tsimiroro per rifornire il mercato interno»: un’offerta infinitamente superiore ai dieci milioni di euro richiesti.

Sul coinvolgimento della Francia si è scritto molto, ma non è stato rimarcato a dovere il rapporto simbiotico tra Madagascar oil e Total énergies: collaborazione che va ben oltre l’accordo di joint venture del 2008. Ha poi colpito l’opinione pubblica, il lungo interrogatorio cui è stato sottoposto l’arcivescovo di Tana, Odon Razanakolona. (Da cui di fatto si è dissociato papa Francesco, che ha inviato un messaggio d’incoraggiamento al presidente, ndr). Questi ha sì negato ogni rapporto con l’ex gendarme Rafanoharana, ma è noto che i suoi rapporti col capo dello stato siano molto freddi. Secondo alcuni osservatori, mantenne una decisa ostilità verso la Haute autorité de transition di Rajoelina, e dette un’immagine di parzialità che gli sarebbe costata la nomina a cardinale.

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