Tentato golpe in Madagascar, si segue la pista petrolifera – 2

(Prosegue). Fondi necessari per reclutare 15 sicari, e forse per oliare parte dei vertici militari: un appoggio almeno parziale era giudicato essenziale, per il successo. (Un commando di cinque si trova in Madagascar, e era pronto in attesa del via libera, mentre altri due gruppi, anch’essi di cinque, non avrebbero fatto in tempo ad attraversare la frontiera, ndr). Al fine di ottenere i denari, il “cervello” di Apollo 21 ha così contattato il direttore Russel Kelly, che scrive di un «rapporto di fiducia»: la corrispondenza e-mail è sotto indagine, ma secondo indiscrezioni, Paul Maillot Nantonirina Rafanoharana ha vantato (o millantato) più aderenze di alto livello, ed elencato varie promesse, da mantenere dopo la presa del potere.

Tutte relative al giacimento petrolifero di Tsimiroro, ove ora le attività minerarie procedono con difficoltà: tra l’altro, lo Stato si sarebbe occupato della commercializzazione della produzione, e della garanzia dell’export. Sinora la società ha ammesso solo di esser stata contattata, ma in casa dell’ideatore sono stati trovati 250mila euro cash di dubbia provenienza. A rafforzare l’ipotesi investigativa, il pessimo rapporto esistente tra Madagascar Oil e il presidente Andry Rajoelina: questi nel febbraio 2019 ha sospeso sine die l’iter per nuove licenze – aperto dal precedessore – che coinvolgevano 44 blocchi petroliferi nel Bacino di Morondava.

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