Tentato golpe in Madagascar, si segue la pista petrolifera

Forse la vicenda del tentativo di golpe contro il presidente Andry Rajoelina non è una boutade, né una manovra contro i nemici politici. Gli inquirenti seguono la pista petrolifera: il piano Apollo 21 (poiché programmato il 21 luglio) godeva dell’appoggio – resta da capire se effettivo – della compagnia petrolifera Madagascar Oil. Che opera nell’Isola dal 2004 e fa parte del Benchmark group: una multinazionale degli idrocarburi con sede a Singapore, guidata dal magnate canadese – di origini cinesi e indonesiane – Al Njoo Kok Kiong, che è anche direttore di Merrill Lynch Indonesia. Comunque l’ideatore del golpe – Paul Maillot Nantonirina Rafanoharana, ex colonnello della Gendarmerie nationale di Francia – non era in contatto con questi, ma con Russel Kelly: al momento della perquisizione, il direttore generale di Madagascar oil era però assente per congedo.

Rafanoharana non poteva preparare un golpe (con annessi più omicidi politici) per un anno – per poi, secondo i piani, sostituirsi al capo dello stato – senza un immenso sostegno, non solo economico. Tanto più che ora non conta su rilevanti sostegni politici o su cariche pubbliche, a parte quella di consigliere speciale di monsignor Odon Marie Arsène Razanakolona, arcivescovo di Antananarivo. Per gli investigatori, la mente del complotto stimava in dieci milioni di euro, la cifra necessaria per la sua esecuzione. (Continua).

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