Accordo di pesca Ue – Madagascar, il negoziato più difficile

Sono ancora in corso – ma potrebbero sbloccarsi a breve – le trattative per l’Accordo di pesca tra l’Unione europea e il Madagascar: una normativa che punta a disciplinare lo sfruttamento ittico – da parte dei pescherecci europei –  nella Zona economia esclusiva (Zee) del Madagascar. Il difficile negoziato – cui partecipano anche il Ministero dell’Agricoltura e quello degli Affari esteri – è finalizzato a sostituire un precedente trattato, che sarebbe dovuto scadere nel dicembre 2018: stipulato nel dicembre 2014, doveva esser valido solo per il quadriennio 2015-2018. Il nodo del contendere riguarda essenzialmente gli oneri fiscali, che gli armatori debbono corrispondere alle Autorità malgasce.

Andiamo però con ordine. Il vecchio accordo impone 70 euro per tonnellata pescata (erano solo 60 sino al 2016): una royalty che consente ai malgasci delle entrate pari a sei milioni di euro annui. Ebbene, il Consiglio dei ministri del 2 maggio 2021 punta – controparte permettendo – a un nuovo regime fiscale, che accresca questo ammontare sino a 40 milioni di euro. Del resto da più parti si erano sollevate critiche contro il suddetto canone, definito «iniquo», o «simbolico», o comunque ridicolo rispetto al fatturato realizzato dalla pesca industriale sul mercato internazionale. Si è osservato inoltre che il Marocco – con lo stesso tipo di partnership – ricava ben 50 milioni di euro l’anno.

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