Il vino del Madagascar, le cose da sapere – 2

(Prosegue). Seppur le prime vigne apparvero (importate dagli arabi) nel XVII secolo, il vino non è mai penetrato nel costume locale: la stessa produzione di epoca coloniale era destinata a missionari e stranieri. Lo conferma un viticoltore: «Il vino è spesso considerato in alcune regioni come una classica bevanda alcolica, consumata per ubriacarsi, mentre gli europei lo considerano più che altro una bevanda da accompagnare al pasto». Tutte complicazioni che negli ultimi decenni hanno impedito al comparto di svilupparsi, tanto che alcuni imprenditori hanno riconvertito i vigneti in diverse colture. Così oggi sono interessati a questa produzione solo 3.000 ettari: quasi tutti ricompresi nelle Hautes Terres du centre, specie nella fascia che va da Antsirabe a Ambalavao.

Sembra dunque lontano l’entusiasmo degli anni Settanta, quando la cooperazione elvetica dette un forte impulso al settore. Che oggi conta una ventina di aziende vinicole solide – alcune delle quali producono oltre 10mila bottiglie all’anno – cui vanno sommate quelle a conduzione familiare. (Circa la produzione annuale, c’è chi stima un numero di bottiglie che varia tra 500 e 800mila unità, ndr). Limitandoci alle maggiori aziende degli Hauts-Plateaux – e tralasciando le familiari, spesso operanti nell’informalità – si stima che il comparto dia lavoro a 800 famiglie, che aumentano sino a mille, durante la vendemmia.

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