Madagascar, sciopero ispettori e degrado condizioni di lavoro

La delicata situazione economica del Madagascar – effetto della pandemia – è nota. Né sono risparmiate le imprese in regime di zona franca (il tre per cento delle tessili ha chiuso). Le difficoltà si ripercuotono su mercato del lavoro e condizioni occupazionali, che nel settore privato peggiorano senza sosta, con l’ovvio corollario di abusi, ingiustizie, violazioni. Un deterioramento invero aggravato dallo sciopero – in corso addirittura da novembre – degli ispettori del Ministère du Travail, de l’emploi, de la fonction publique, et des lois sociales. Accade così che il Decreto n. 2019-927 – che impone un salario minimo legale di circa 46 euro – sia quasi lettera morta.

Inevitabile quindi che il seguente sfogo di una delegata sindacale di Tana, divenga virale: «I datori di lavoro sanno che, per un dipendente, perdere il proprio impiego non è affatto una buona scelta, nella situazione di oggi. Sono consapevoli altresì che i tempi sono duri, e le persone non vanno troppo per il sottile, fintanto che possono sperare in una parvenza di stabilità. Ciò significa che passerà in secondo piano, che l’imprenditore assuma per uno stipendio ben al di sotto del salario minimo: 200mila ariary, per la categoria M1. Chi cerca un’occupazione, con ogni probabilità accetterà, poiché sa che adesso le domande sono molto numerose, in seguito alla perdita di migliaia di posti di lavoro, dal 2020».

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