Vaccini in Madagascar, un fallimento e tante dosi da distruggere

La campagna vaccinale del Madagascar si conferma un insuccesso: delle 250mila dosi di Astrazeneca – rectius: la versione prodotta in India, battezzata Covishield – giunte l’8 maggio, ne sono state sinora somministrate solo poco più di 30mila. Ne restano dunque ben oltre 200mila, e la gran parte dovrà esser distrutta: è impossibile un loro completo smaltimento, entro la scadenza del 18 giugno. Alcuni analisti imputano il fallimento al presidente Andry Rajoelina: non solo sin dallo scorso anno ha mostrato esitazione su questa via da percorrere, ma poi ha delegato l’intera organizzazione della campagna al solo Ministero della Sanità pubblica.

(Durante l’intervento di domenica, il capo dello stato ha informato che la campagna vaccinale continua su base volontaria, e si stanno facendo sforzi speciali a Nosy Be e Sainte-Marie, per consentire ai visitatori di tornare nelle due località. Ha poi aggiunto che gli over 55 che operano nel settore turistico di queste Isole, dovrebbero vaccinarsi, ndr). Tra le cause del fiasco, si indica anche la sfiducia verso Astrazeneca, nonché il decesso di un medico vaccinato (seppur sia stato poi escluso ogni nesso di causalità, tra morte e somministrazione). Non si può poi trascurare la scarsa propensione dei malgasci a vaccinarsi, e soprattutto l’impatto limitato dell’epidemia – in termini di contagi e decessi – rispetto ad altre parti del mondo.

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