Madagascar alle prese con l’epidemia di Febbre della Rift valley

Non bastassero gli altri flagelli, nelle ultime settimane il Madagascar – soprattutto la Regione Vatovavy-Fitovinany, ma anche Diana e Atsimo-Andrefana – deve fare i conti con un’epidemia di Febbre della Rift Valley: una malattia infettiva – definita non contagiosa, poiché non si trasmette da uomo a uomo – che colpisce soprattutto bovini e ovini, ma può infettare anche gli esseri umani. Tecnicamente, si tratta di una febbre emorragica virale acuta. Molto colpita è l’area di Mananjary, e gli allevatori locali riferiscono che muoiono svariati zebù ogni giorno, e che dall’inizio dell’epidemia, alla fine di marzo, sono stati perduti circa 500 capi.

Risultano colpiti anche allevamenti di ovini, e sono stati segnalati aborti di molte pecore. Le Autorità sanitarie hanno sensibilizzato gli allevatori affinché separino le mandrie malate dalle sane, e evitino lo spostamento dei capi infetti. La malattia non ha risparmiato Manakara – sempre in Vatovavy-Fitovinany – ove sono stati identificati di recente venti casi sospetti, tra i bovini. Dall’inizio dell’epidemia nel Paese, oltre 800 animali sono stati colpiti. A Mananjary si parla poi di cinque decessi umani sospetti: risulta che le vittime abbiano mangiato carne, e avvertito dolori alla testa e all’addome, prima della morte.

Viene segnalato che il contagio umano è molto probabile, nel caso di consumo di carne cruda o latte infetti.

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