Carenza idrica, si punta sui pozzi (anche grazie all’Italia)

Madagascar: per far fronte alla carenza idrica, Istituzioni e cooperazione puntano sui pozzi. Nell’arido Sud, ma anche ad Antananarivo e nel resto di Analamanga. Qui, complici acquedotti vetusti, le difficoltà di approvvigionamento si sono acuite: il Ministère de l’Eau, de l’assainissement et de l’hygiène – con l’azienda pubblica Jirama (Jiro sy rano malagasy) – porta avanti un intenso piano di trivellazioni, per contrastare i dati più critici. Se a Tana, Jirama riceve in media oltre una nuova richiesta di allaccio al giorno, in Analamanga solo il 64% degli abitanti ha accesso all’acqua potabile: l’87% nella Capitale, e nelle altre aree il 40.

Si pensa ai pozzi anche al Sud, in Atsimo-Andrefana e nel capoluogo Toliara. Al riguardo, si segnala il progetto Water is life – sostenuto dalla startup Madaprojects e dall’associazione no profit Aid4Mada – che prevede la costruzione di una rete di pozzi nell’area. L’iniziativa è finanziata anche dal Consorzio per l’acqua potabile (Cap), l’azienda che nel milanese gestisce il servizio idrico. Per approfondire, rimandiamo al pezzo «Sostenibilità: Gruppo Cap finanzia centrale idroelettrica in India e pozzi in Madagascar», apparso sul quotidiano “Il Tempo”. Eccone l’incipit. «Gruppo Cap finanzia la costruzione di una centrale idroelettrica in India e una rete di pozzi in Madagascar per compensare le proprie emissioni di anidride carbonica».

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