Madagascar: frontiere chiuse, cooperazione bloccata

In Madagascar la chiusura delle frontiere è pregiudiziale non solo alle relazioni commerciali, familiari, oltreché all’industria turistica. Ne soffrono gli effetti anche tante comunità, che in precedenza fruivano dei progetti sul campo della cooperazione internazionale, compresa quella italiana. Tanto che, a ragion veduta, c’è chi parla di una vera e propria «emergenza Madagascar». Ha affrontato la questione il portale “Reti Solidali”: un servizio di Mirko Giustini raccoglie le testimonianze al riguardo di alcuni operatori del Terzo settore, impegnati a vario titolo con l’Isola rossa. Rinviamo dunque al suddetto articolo, dal titolo «Emergenza Madagascar. Le frontiere chiuse bloccano gli aiuti».

Ne segue l’incipit. “La testimonianza delle associazioni impegnate sul campo: impossibile mandare aiuti e attività sul territorio ferme. Nessuno si salva da solo e dopo la chiusura delle frontiere molti Paesi del Sud del mondo rischiano il collasso. Infatti, se da una parte il Terzo settore è alle prese con la mancanza di raccolte fondi, soci e professionisti italiani non possono varcare i confini nazionali per prestare aiuto a chi continua a restare in difficoltà come prima della pandemia. Così si è creata l’emergenza Madagascar, come segnala coordinamento Volontari Italiani per il Madagascar (VIM). «L’interesse c’è, ma l’attenzione è scemata», esordisce il presidente Marco Sassi”.

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