Lebbra in Madagascar, una piaga che resiste

Il Madagascar fa ancora i conti con la malattia di Hansen, ovvero la lebbra, o hanseniasi. Nell’Isola quindi la data del 28 gennaio – in cui si è celebrata la 68° Giornata mondiale dei Malati di lebbra – non è passata inosservata. E varie testate hanno ricordato la ricorrenza con reportage nei lebbrosari, (come quello di Manakavaly). Rammentiamo che nel Paese vengono diagnosticati tra i 1.500 e i 2.000 casi l’anno, che il Madagascar è tra le cinque Nazioni più colpite in Africa, e che sono vari gli ostacoli che si frappongono allo sradicamento. Tra questi, l’insufficienza degli ospedali dedicati. Segnaliamo comunque il centro di Manakavaly (Antananarivo) – ai margini del lebbrosario citato – quello di Betela (Morondava), e il Léproserie Marana di Fianaratsoa.

A poca distanza da questa città, sorge il villaggio di Ilena, trasformatosi in un grande lebbrosario. Ospita pazienti dal 1892, e oggi sono circa 400. Ancor oggi, affrontare il morbo di Hansen significa poi scontrarsi con l’ignoranza, il difficile accesso al sistema sanitario, l’autodiscriminazione, la riluttanza a consultare i medici, il rifiuto da parte della società, finanche della famiglia, la mancanza di sostegni ai pazienti resi disabili, e incapaci di provvedere ai propri bisogni. Così i lebbrosari ospitano persone arrivate ​​durante l’infanzia, e lì rimaste: pur curati, questi ex pazienti restano degli emarginati.

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