80 anni fa, quando si parlava di Madagaskarplan

Sino al dicembre 1940, i vertici del Terzo Reich ritenevano che la questione giudaica in Europa, potesse essere risolta con un’enorme deportazione di cittadini ebrei in Madagascar. E’ il cosiddetto Piano Madagascar (Madagaskarplan), che invero riprendeva quello altrettanto scellerato del 1937, concepito dalla Polonia in collaborazione con la Francia. Di cui appunto l’Isola rossa era una colonia. Di recente ha ripreso il tema l’articolo «Piano Madagascar: il progetto nazista di uno Stato ebraico in Africa», redatto da Alberto Pellegrino per il portale culturale “Vanilla Magazine”. Ne segue l’incipit.

«“Gli ebrei sono una peste da cui il mondo in un modo o nell’altro deve liberarsi. Peggio delle zanzare! Ci vorrebbe un periodico pogrom alla russa su scala internazionale…anzi, la miglior cosa sarebbe il gas“. Così Guglielmo II, l’ex imperatore tedesco sconfitto nella prima guerra mondiale, “il Kaiser” per tutti, scriveva nei propri carteggi durante gli anni di esilio in Olanda. Pensieri questi destinati ad essere tragicamente presi alla lettera durante il terzo Reich. Eppure, per quanto possa sembrare strano, i piani dei gerarchi nazisti inizialmente erano ben diversi, e lo stesso Heinrich Himmler, tra i futuri organizzatori della cosiddetta “soluzione finale”, ancora nel Maggio del 1940 si diceva contrario ad applicare “il metodo bolscevico dello sterminio fisico di un popolo”».

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