Un romanzo accende i riflettori sulle corride del Madagascar

L’ultimo romanzo della scrittrice e giornalista francese, Aurélie Champagne – dal titolo Zébu Boy, e pubblicato mesi fa dall’editore Monsieur Toussaint Louverture – ha riacceso i riflettori sui vari tipi di corrida, praticati in Madagascar. Il protagonista indicato nel titolo è infatti un campione della tauromachia in salsa malgascia – in particolare della variante cosiddetta Savika – mentre il racconto è ambientato nell’Isola rossa, all’epoca della rivolta contro i francesi del 1947. Giova quindi ricordare anche in questa sede che nel Paese esistono due tipi principali di corrida, il Kidramadrama e il Savika. Il Kidramadrama è nato a Nosy Be, e oggi è praticato soprattutto dalla locale popolazione islamica, di etnia Sakalava.

La sua nascita risale all’arrivo di un folto gruppo d’immigrati, ovviamente spagnoli, nel 1949. E’ una lotta a mani nude col toro, e si usa solo la muleta – il drappo, noto come lambahoany – per eccitare l’animale. Non si giunge mai all’uccisione del bovino, ma si fa solo stancare, sino a che non si arrende. Obiettivo, mostrare forza, coraggio e abilità. Il Savika è molto simile – non si usa però la muleta – ed è praticato dalla popolazione Betsileo di Ambositra. Si caratterizza per l’aspetto rituale e tradizionale: nasce infatti come la prova di coraggio, con cui gli scapoli si mettevano in mostra, per richiamare l’attenzione della futura anima gemella.

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