Land grabbing in Madagascar, le nuove tre modalità

Tra gli addetti ai lavori, nelle reti sociali e non solo, è divenuto virale un articolo – pubblicato in gennaio su “The Conversation” – dedicato alle nuove forme che può assumere il land grabbing in Madagascar. Christian Bouquet – professore emerito di Geografia politica all’Università di Bordeaux Montaigne – nell’intervento dal titolo «À Madagascar, l’accaparement des terres peut prendre des formes diverses», scrive che adesso il fenomeno non ha più la connotazione tradizionale di «acquisizione di terreni agricoli in un Paese da parte di investitori stranieri». E identifica a seguire le tre seguenti, anomale, modalità, di land grabbing malgascio.

In primis abbiamo la concessione di terreni ricchi di minerali a una società privata straniera, che opera in loco tramite un’entità malgascia. E’ il caso del gruppo australiano Base resources, attivo tramite la società Base Toliara. Abbiamo quindi le acquisizioni d’immensi terreni – quelli nazionalizzati all’epoca di Didier Ratsiraka – da parte di potenti e dignitari di regime: ovviamente più lesti a compiere le necessarie azioni di riconfinamento, rispetto ai contadini. Infine vi sono i grandi piani urbanistici, per i quali è lo Stato stesso che, in nome del pubblico interesse, cerca di requisire terreni. In questo caso il pensiero va al progetto – che sembra abortito – di una nuova città nei pressi di Antananarivo: Tanamasoandro.

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