Camaleonte, ricerca scientifica e chiusura frontiere

La stampa del mondo intero ha scritto della riscoperta nel Nord-Ovest del Madagascar – da parte di un team di ricercatori coordinati dal Bavarian state collection of zoology – del camaleonte di Voeltzkow. Riscoperta in quanto – dopo un secolo dall’ultimo avvistamento – la comunità scientifica si era convinta dell’estinzione di questa specie. Se la pubblicazione della scoperta è di pochi giorni fa, l’indagine sul terreno è invece avvenuta durante la stagione delle piogge, ovvero nelle settimane precedenti la chiusura delle frontiere per la pandemia. Ebbene, la vicenda c’interroga su quanto la ricerca scientifica sul campo possa essere ostacolata dalle misure contro il virus.

Il fatto che però cantanti, presidenti e calciatori riescano a dribblare agevolmente il blocco dei voli, ci rende moderatamente ottimisti. Chi voglia approfondire la vicenda del camaleonte, può leggersi l’articolo «Scienziati ritrovano camaleonte del Madagascar avvistato per l’ultima volta 100 anni fa», pubblicato su “Rainews.it”. Ne segue l’incipit. «L’arte di rendersi invisibile. Un team di scienziati annuncia di aver ritrovato una specie di camaleonte avvistata per l’ultima volta in Madagascar 100 anni fa. I ricercatori del Madagascar e della Germania hanno annunciato venerdì di aver scoperto diversi esemplari viventi del camaleonte di Voeltzkow durante una spedizione nel nord-ovest dell’isola africana».

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