In Madagascar «non ce n’è Coviddi»

Ormai possiamo dirlo: il Madagascar – nonostante l’esiguità dei tamponi in rapporto alla popolazione – è di fatto riuscito a battere il coronavirus. Che lo ha, per il vero, appena lambito. Andiamo però con ordine. Lo stato di emergenza sanitaria – dichiarato un’era geologica fa, il 21 marzo – è terminato. Il presidente Andry Rajoelina ha annunciato la decisione – motivata dal calo di nuovi casi – durante il periodico intervento televisivo domenicale. Nelle ore in cui si scrive, sono ancora in cura 348 pazienti, mentre nell’ultima giornata conteggiata, quella del 18 ottobre, si sono registrati sole tre nuovi casi. I decessi restano fermi a quota 238.

Rimane comunque l’obbligo (non rispettato) di mascherina, e distanziamento sociale, e sono vietati gli assembramenti con oltre 200 persone. Il capo dello stato ha poi annunciato un rafforzamento della sorveglianza (sulle poche regole che restano), mentre governatori e préfet potranno adottare le misure idonee a livello distrettuale. L’ultimo volo di rimpatrio per i malgasci all’estero sarà operato, da Air Madagascar, il 1° novembre, mentre – causa la seconda ondata di Covid – è stata annullata la ripresa dei voli nell’area dell’oceano Indiano, prevista per il 29 ottobre. Le frontiere restano dunque chiuse, con l’eccezione di quelle di Nosy Be, ove tuttavia non potranno più atterrare voli da Paesi colpiti dalla seconda ondata.

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