Riti della possessione, Madagascar in evidenza

Il portale di giornalismo partecipativo “Face2Face Africa” – con sede negli Stati uniti, e diretto soprattutto a una platea afroamericana – negli ultimi mesi ha dedicato bei reportage all’etnia Sakalava, e alle sue tradizioni. (I Sakalava occupano l’area costiera dell’Ovest malgascio, nell’area compresa tra Toliara e il fuime Sambirano, ndr). Uno di questi tratta del rito del tromba, ossia una sorta di cerimonia della possessione, invero celebrata anche da altri popoli, (come i Mahafaly, i Merina o gli Tsimihety). Basato su adorazione e transe, vede il medium impegnato a capire le ragioni del possesso, e soprattutto a identificare lo spirito che possiede.

Può trattarsi sia di una divinità della natura, sia dell’anima di un antenato che in vita era stato celebre: come un guerriero illustre, o un sovrano. E’ per questo motivo che secondo gli antropologi, questa usanza – appunto col far “risorgere” gli antichi re – sarebbe invero mirata al controllo sociale della comunità. Il rituale è sovente confuso col bilo (in entrambi i casi abbondano transe e bevande alcoliche), diffuso invece negli Hauts-Plateaux, e nel Sud-Ovest dell’Isola. In quel caso, siamo però innanzi a un vero e proprio esorcismo, (mentre per il tromba, gli studiosi parlano di adorcismo): l’obiettivo è allontanare l’entità malvagia – può addirittura trattarsi di Satana in persona, Setoany – dalla persona posseduta.

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