Madagascar, mercato del qat ancora in salute

E’ certo che le restrizioni sui trasporti causa pandemia hanno assestato un duro colpo a chi, nel Continente nero, si dedicava all’esportazione del qat (o khat, in inglese e francese) verso l’Europa (o i Paesi africani che ne sono grandi consumatori). Una crisi descritta settimane fa dall’ottimo reportage di Tesfaie Gebremariam, dal titolo «Il Covid-19 uccide il mercato del qat», e pubblicato su “Africa rivista”. Tuttavia in Madagascar, ove la produzione di Catha edulis e delle sue euforizzanti fogli verdi è destinata al consumo interno, nessun contraccolpo è stato avvertito.

Tutto ciò invero anche grazie alle Autorità locali, che si sono guardate bene dall’intervenire con decisione su questo florido settore, che seppur non sia del tutto legalizzato (vi sono norme solo a livello distrettuale), può comunque definirsi liberalizzato. E’ noto infatti che nell’Isola rossa non sono mai state vietate né la produzione, né la commercializzazione, né il consumo di questo stimolante di natura anfetaminica, profondamente radicato nei costumi nazionali. Ad esempio, nelle giornate più cupe del lockdown, si potevano leggere, su un quotidiano di Antsiranana, le seguenti righe: «La vendita e il trasporto di khat sono soggetti a misure speciali. Ogni Distretto ha la propria organizzazione, circa il punto vendita. Il trasporto di khat non è vietato, necessita di autorizzazione».

(Continua).

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