Ripresa del turismo: il piano del Madagascar

Dichiarazioni a ruota libera di Joël Randriamandranto, ministro dei Trasporti, del turismo e della meteorologia del Madagascar: rivolgendosi alla stampa, ha delineato i contorni di quello che è già stato battezzato Plan de relance du tourisme pour l’après-covid. Ci riferiamo al nuovo terminal d’Antananarivo-Ivato, all’investimento di 220 milioni di euro nel settore, alla trasformazione di sei aeroporti regionali in internazionali, alla riapertura ai turisti di Nosy Be dal primo ottobre, alla promozione del turismo interno. Lo scenario è caratterizzato da eventi rilevanti, talvolta drammatici, che tuttavia potrebbero segnare la riscossa del Paese: la separazione tra Air Madagascar e Air Austral, il coronavirus che non molla La Réunion mentre pare non debordare nell’Isola rossa, il competitor Mauritius che affronta le conseguenze dell’inquinamento, la ripresa dei voli interni dal primo settembre, la criminalità che continua a flagellare il Continente africano.

Così, secondo il ministro, «l’obiettivo è accogliere 500mila turisti nel 2023». Circa la ripresa regolare del turismo, afferma perentorio: «Nella seconda metà del 2021. Riportare i turisti in Madagascar non sarà così difficile, perché non abbiamo milioni di turisti, come altri grandi paesi. Siamo tra 300 e 370mila turisti e viaggiatori all’anno. Inoltre, pensiamo che faremo appello ad altri mercati come l’Africa o l’India».

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