Usa, rapporto sulla religione in Madagascar

Giorni fa, l’Ambasciata degli Stati uniti in Madagascar e nelle Comore ha pubblicato il Rapporto internazionale sulla libertà religiosa – Madagascar 2019. Se può incuriosire che gli statunitensi manifestino interesse per la fede in Madagascar, qui ci limiteremo a rimarcare la profondità dello studio. Non si elabora solo un atlante delle varie confessioni, ma si cerca anche di creare un profilo socioeconomico dei relativi gruppi. Si osserva che il numero degli islamici sta salendo: «I musulmani costituiscono tra il venti e il venticinque per cento della popolazione», ossia – secondo «stime di leader musulmani e accademici locali» – circa sei milioni e mezzo di persone, su 26 milioni e 300mila.

Nè poteva mancare il confronto col 1993, quando la comunità non superava quota 7 per cento. Si specifica che si trovano soprattutto «nelle aree costiere del Nord-Ovest», mentre sono più rari nelle Hautes Terres du centre. Il rapporto analizza quindi le diverse origini di questa comunità, presente in diversi settori di attività: «Cittadini di origine indiana e pakistana, nonché immigrati comoriani rappresentano la maggioranza dei musulmani». Si sottolinea poi che gli indo-pakistani sono una comunità influente nell’economia, e hanno un ruolo rilevante nei settori bancario, alberghiero, immobiliare, commerciale, farmaceutico, delle telecomunicazioni, delle costruzioni e dei lavori pubblici.

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