I drammi della circoncisione

In Madagascar è in genere l’inverno, l’epoca delle circoncisioni. Da anni i cittadini – specie quelli delle città – rinunciano ai metodi tradizionali più pericolosi, preferendo i più sicuri, praticati negli studi medici. Con la pandemia però, per paura dei contagi negli ambulatori, i genitori sono tornati ai vecchi, rischiosi metodi. O peggio, si sono affidati a ciarlatani o rain-jaza (guaritori). E da luglio sono stati così registrati gravi casi di complicanze. «Sono stati segnalati quattro casi di complicanze postoperatorie estremamente gravi, mentre la stagione è appena iniziata. L’anno scorso, durante l’intera stagione, abbiamo ricevuto solo tre casi di complicanze. Tra queste vittime, due hanno dovuto subire l’amputazione totale del pene, a un’altra è stato parzialmente amputato l’organo, mentre l’ultima ha subito ustioni al pene, dopo essere stata circoncisa con un saldatore», ha spiegato un pediatra.

«Lo scorso luglio, un ragazzo ha perso la vita a seguito di una complicazione dopo la circoncisione», ha proseguito un altro medico. Del resto la pratica rappresenta un rito ancestrale e simbolico, che coinvolge pressochè l’intera popolazione: perdendo il prepuzio, il bambino – che vi è in genere sottoposto prima dei quattro anni – acquisisce lo status maschile. Secondo tradizione, il non circonciso non è accettato da una donna, né può essere sepolto nella tomba di famiglia.

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