Covid, tre bocciature per il Madagascar

Ormai è unanime: le Autorità del Madagascar stanno gestendo l’emergenza rappresentata dalla pandemia in modo insoddisfacente. E non ci riferiamo all’aspetto strettamente sanitario di contagi e decessi – date le condizioni di partenza, forse era impossibile far di meglio – quanto all’immagine di fermezza e autorevolezza che in molti si attendevano. Insomma la narrazione e la storytelling di Presidenza e Governo non sono sinora state all’altezza. Dimostrano quanto detto tre insuccessi, che suonano come sonore bocciature. Il primo. E’ notorio che nel Paese non esiste un’assistenza sanitaria gratuita, e così molte aziende stipulano assicurazioni mediche, per i loro dipendenti.

In questo scenario, le Autorità non hanno esitato a sbandierare, inizialmente, la gratuità delle cure per il Covid; ma dopo l’aumento dei ricoveri, ecco che sono state pronte a trincerarsi dietro “clausole vessatorie”. Insomma, grazie a pungenti reportage della stampa, si è presto scoperto che la gratuità esisteva solo a certe condizioni: il paziente deve essere ufficialmente testato come positivo, è limitata ai farmaci del protollo Covid (azitromicina e idrossiclorochina) e dunque non riguarda quelli per le patologie pregresse, e soprattutto vale solo se, nello stesso centro di ricovero, detti medicinali sono effettivamente presenti. Il secondo.

Il Paese è finito nella “lista rossa” di Parigi. (Continua).

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