Su Nosy Be la crisi dello ylang-ylang

Sull’isola di Nosy Be piove sul bagnato. Dopo la paralisi del turismo e la difficile gestione dell’immigrazione interna, il crollo del prezzo riguardante i profumati fiori dello ylang-ylang o ilang-ilang (nomi scientifici, Cananga odorata e Unona odorantissima). Beninteso, l’olio essenziale ricavato dai fiori di quest’albero continua ad essere richiestissimo dall’industria dei profumi, mentre il suo costo al litro non cessa di crescere. Secondo quindi la tesi delle cooperative agricole, a causare il calo sarebbe una sorta di cartello tra i grandi acquirenti del prodotto.

L’ylang-ylang rappresenta la più importante produzione agricola di Nosy Be (non a caso chiamata l’île aux parfums, l’isola dei profumi), e – assieme al turismo – la filiera più importante per l’economia locale: al di là del fatto che è malgascio un quarto della relativa produzione mondiale, questa coltivazione giunge a beneficiare direttamente il 40% degli isolani. La speranza è che presto la ripresa del turismo possa dar nuovo vigore all’economia. Per restare in tema, riproduciamo l’incipit di un recente reportage – dal titolo «Alla scoperta di Nosy Be» – che la testata “Africa rivista” dedica all’incantevole Nossi-bé.

«Ospita il cinque per cento di tutte le specie animali e vegetali che esistono al mondo e vanta la compresenza di montagne, mare, canyon di arenaria, rocce calcaree, foreste di ogni genere…».

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