Accesso all’acqua potabile, percentuali drammatiche

Giorni fa, rappresentanti dell’Organisation de la société civile eau assainissement hygiène e della Sezione malgascia di Wateraid, sono stati ricevuti dal Senato del Madagascar. Qui hanno esposto dati drammatici sull’accesso della popolazione ai servizi igienico-sanitari di base, e lanciato un appello affinchè, nella revisione della Legge di Bilancio – specie in tempi di pandemia – sia aumentato il budget destinato a questo settore, e ai servizi idrici e fognari. Si è segnalato che nel Paese addirittura il 57% dei cittadini non ha accesso all’acqua potabile, e deve accontentarsi di risorse idriche spesso contaminate dai batteri Escherichia coli: quelli delle feci, presenti nella flora intestinale umana.

Ben il 90% degli ospedali, e l’80 delle scuole, non dispongono di servizi igienici standard, mentre il 40% degli abitanti è costretto a defecare all’aperto, essendo la propria casa priva di bagno. Solo il 25% dei malgasci vede sgorgare acqua potabile dal lavandino di casa, e appena il 20 dispone di bagni del tutto a norma. «Non importa se abbiamo molto cibo: se non abbiamo accesso all’acqua pulita, restiamo esposti a malattie potenzialmente letali, come la diarrea. E senza adeguati servizi igienici di base, i genitori continueranno a mandare i loro figli a cercare acqua per miglia, anziché a scuola», ha detto Aurel Clyde Rabehanta, responsabile delle Comunicazioni di Wateraid.

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