Madagascar, la questione delle armi

Al di là dei dati, che più avanti forniremo, in Madagascar si percepisce, a lume di naso, che le armi da fuoco – legalmente detenute o meno – non circolano con la frequenza che è dato osservare in altre aree del Sud del mondo, in primis in Latinoamerica. E’ indubbio che le Autorità conducano una lotta seria contro la proliferazione di armi illegali. Né manca l’aiuto internazionale, poiché queste azioni sono sostenute dal Programme d’Appui des Nations unies à la Réforme du secteur sécurité à Madagascar (Arssm). Tuttavia l’impegno si scontra sovente con sofisticati traffici e contrabbandi, gestiti da colletti bianchi e persone influenti.

Lo dimostrerebbe la circostanza che i famigerati Dahalo sono spesso dotati di moderni fucili da caccia, la cui importazione non può che essere organizzata dai cosiddetti «Dahalo en col blanc». Andiamo però con ordine. Di recente, il titolare del Ministero della Difesa nazionale, il generale Richard Rakotonirina, ha detto che le armi possedute lecitamente sono circa 75.600: «È più rispetto al totale in forza all’Armée e alla Gendarmerie nationale». I sequestri di armi illegali comunque non mancano, e nei primi cinque mesi dell’anno, la sola Gendarmeria ha appreso 985 pezzi.

Si rileva poi che le bande criminali sono spesso in possesso di armi da guerra: il frutto dei tanti saccheggi – specie negli anni di caos politico – degli arsenali militari.

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