Il caso Arphine Rahelisoa, spiegato bene

Pur con ritardo, diamo conto della guerra a bassa intensità tra il presidente del Madagascar Andry Rajoelina e la stampa, specie quella di opposizione. Il conflitto si è concluso senza vincitori il 3 maggio, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa. Il capo dello stato ha annunciato il rilascio dei giornalisti detenuti, compresa Arphine Rahelisoa, in carcere da aprile: della direttrice del trisettimanale “Ny Valosoa” si era parlato molto. Si è trattato della prima giornalista donna a finire in carcere nel Paese, e poi la critica “criminosa” riguardava un argomento delicato, come la gestione a livello statale del coronavirus.

In occasione della liberazione per volontà  presidenziale, il Ministero della Comunicazione e della cultura si è sentito in dovere di emettere un comunicato, per spiegare le ragioni delle Autorità : «Le restrizioni sono imposte dalla necessità di preservare la salute e la vita dei nostri concittadini. Di conseguenza, in casi eccezionali, l’esercizio delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di stampa, non può essere lo stesso dei tempi normali. La situazione eccezionale impone un nuovo scenario, temporaneamente. Inoltre l’esercizio abusivo di questa libertà – vale a dire senza tener conto delle regole della situazione di emergenza, né delle norme in vigore – non può in alcun modo essere considerato libertà di stampa».

(Continua).

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