I Malgasci vogliono la loro festa

Sin dall’inizio degli Anni novanta in Madagascar si chiede che il Capodanno malgascio (Nouvel an malgache o Taombaovao malagasy) sia dichiarato festa nazionale. In molti giudicano ingiusto che il calendario ufficiale non celebri alcuna festività puramente malgascia, e legata alle tradizioni del Paese, mentre non dimentica nessuno dei giorni sacri per le religioni tradizionali. Specie considerando che solo il 45% degli abitanti può considerarsi praticante di uno dei culti monoteisti. La celebrazione del Capodanno malgascio venne proibita nel 1897 dai colonizzatori, ma continuò ad essere commemorata in segreto da molti.

In questa giornata – in base al calendario lunare si festeggia dopo il plenilunio successivo all’equinozio di marzo – si onorano i valori culturali nazionali, come il legame con le terre ancestrali. Torniamo però al calendario. Le festività sono le suguenti: Capodanno, Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, che però festeggia solo il gentil sesso, la Giornata dei martiri del 29 marzo, che celebra la Rivolta contro i Francesi. E ancora, il Lunedì di Pasqua, la Festa del lavoro del primo maggio, e l’Id al-fitr (Fine del Ramadan), riguardante solo gli islamici. Si festeggiano poi l’Ascensione, il Lunedì di Pentecoste, e la Festa dell’Indipendenza del 26 giugno, che ricorda la fine del gioco coloniale nel 1960.

Infine l’Assunzione, Ognissanti e il Natale.

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