Il massacro dei comoriani, 43 anni dopo

Il 19 dicembre non eravamo online, e solo adesso ricordiamo la ricorrenza – oltre 43 anni dopo – del massacro noto come Rutaka o Rotaka. I fatti si svolsero a Mahajanga in tre giorni, tra il 19 e il 21 dicembre 1976: membri di etnie malgasce (delle aree del Sud e Sud-Est) massacrarono duemila comoriani – islamici – scovandoli casa per casa. Il tutto, col corollario di stupri e quartieri devastati. E poi la pulizia etnica: alla fine, 17mila comoriani furono evacuati (dal vettore Sabena, e per questo soprannominati Sabenas) nelle Comore e a Mayotte. Nonostante infatti l’intervento (tardivo) della Polizia, le bande di Anteimoro, Antaisaka e Antandroy – si parla in modo generico di popolo Betsirebaka – continuavano a vagare armate.

Dell’ambiguità delle Autorità si è detto molto: per i ritardi della Forza pubblica, o addirittura la silente presenza della Polizia durante la carneficina. Circa le cause, la storiografia parla di un motivo futile. Una famiglia di comoriani cosparge di escrementi un bambino, perché faceva i bisogni nel cortile. E ciò avrebbe rappresentato un affronto insanabile. Si trattava piuttosto di odio etnico: un’operazione pianificata per sbarazzarsi dei comoriani, che occupavano un ruolo più elevato in società. Erano considerati invasori, nonostante molti vivessero lì da sempre. Nella foto, la moschea Joumou’a del quartiere Mahabibo, epicentro della mattanza.

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