Madagascar e mobilità urbana, bajaj avanti tutta – 2

(Prosegue). Quando poi il rapporto ha avuto termine, ha iniziato a produrre un ciclomotore molto simile, il Chetak. Il suddetto impianto è stato insediato presso Anosivavaka Ambohimanarina, nelle vicinanze di Antananarivo. Poi vi sono le notizie, provenienti da varie città, in primis Sambava, sull’invasione dei tuk tuk: sommergono letteralmente i centri abitati, rendendo caotico, anarchico e pericoloso il traffico urbano. Molti conducenti sarebbero sprovvisti della licenza commerciale, o lavorerebbero anche al di fuori dell’area urbana di loro competenza.

Mentre a Mahajanga – per evitare proteste, scioperi e manifestazioni degli autisti – non vengono più rilasciate licenze, ma solo trasferite le esistenti. Resta l’obbligo del rinnovo, ma non supera i 20 euro annui. Giungono infine da Toamasina (Tamatave), secondo molti la capitale economica del Paese, alcune notizie sull’esperimento dei tuk tuk elettrici: risulterebbero entusiasti sia i conduttori, perché al riparo degli aumenti dei carburanti, sia la clientela, che beneficia di una tariffa più bassa. In particolare, sensibili risparmi vi sarebbero sul fronte della manutenzione: nessun olio da controllare, nessun cambio d’olio e nessuna candela che si sporca, solo la lubrificazione che deve essere fatta regolarmente.

Va anche aggiunto che i tuk tuk elettrici sono più grandi, e possono trasportare sino a sei passeggeri.

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