Coronavirus, finanziamenti esteri per evitare la catastrofe

Madagascar e pandemia: anche le istituzioni internazionali intervengono per evitare la catastrofe sociale. Misure che si aggiungono alle governative, come la distribuzione di 240mila panieri di beni di prima necessità, per un ammontare di due milioni e mezzo di euro. Questi panieri solidali – cesti contenenti tra l’altro 35 chilogrammi di riso, farina e fagioli – hanno beneficiato le categorie più a rischio (anziani, venditori ambulanti, prostitute, lavoratori informali). Va ricordato poi l’ampiamento del numero degli tsena mora, i mercati economici, che sono ora 200: vi si vende riso e olio sovvenzionati, a prezzo politico. Infine, tasse e contributi previdenziali sono stati sospesi per sostenere il settore privato, e sono stati forniti contanti per mantenere la stabilità del settore finanziario.

Torniamo però all’azione della comunità internazionale. Dopo la Banca mondiale il 10 marzo, e più di recente l’Organizzazione mondiale della sanità, anche il Fondo monetario internazionale (Fmi) viene in soccorso dell’Isola. Il 3 aprile ha approvato l’erogazione di un finanziamento di quasi 166 milioni di dollari: una linea di credito del tipo revolving credit facility (rcf). Il Consiglio di amministrazione dell’Fmi ritiene che «un ulteriore sostegno finanziario [… ] è necessario per colmare il deficit della bilancia dei pagamenti residuo e per alleviare la situazione di bilancio».

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