Coronavirus e Madagascar, le conseguenze economiche

In Madagascar, la pandemia si lega a tre ordini di problemi, che in linea generale i Paesi più sviluppati non conoscono. In estrema sintesi: le strutture sanitarie deficitarie, la promiscuità che rende lettera morta gli editti che impogono l’isolamento, e un’economia di sussistenza che non può tollerare a lungo le misure di contenimento. Intanto il coronavirus ha già avuto serie ripercussioni sull’economia. La drastica riduzione del turismo (secondo fornitore di valuta estera), la paralisi dell’export manifatturiero e minerario, nonché di trasporti, comunicazioni, servizi e investimenti, incideranno drasticamente sul prodotto interno lordo (pil); e anche il bilancio nazionale si sta deteriorando.

Le previsioni di inizio anno sono un lontano ricordo: per il pil del 2020, il Governo pronosticava un discreto +5,5 per cento. Si stima che le misure abbiano inciso gravemente sul mercato del lavoro informale, e si tenga conto che il 93% degli occupati svolge il suo lavoro principale proprio nell’informalità, secondo l’Institut national de la statistique de Madagascar (Instat). Sono coloro che vivono au jour le jour, per usare un’espressione abusata in queste giornate. E tuttavia la crisi potrebbe colpire tra breve anche i lavoratori del settore formale, le cui aziende sono duramente colpite: è il caso dei 44mila lavoratori del turismo, e dei 15mila impiegati dei call center.

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