Madagascar, la pandemia e il dramma delle carceri

Nel quadro della lotta al coronavirus, Amnesty International chiede al Governo del Madagascar di valutare con urgenza delle misure, per ridurre il grave sovraffollamento carcerario. Si chiede il rilascio dei detenuti in attesa di processo, dei più anziani, e dei più a rischio, causa le precarie condizioni di salute. Si rileva che le decisioni annunciate dall’Esecutivo – disinfezione e controlli della temperatura per detenuti e personale carcerario – saranno insufficienti, causa il sovraffollamento. Si segnala poi che molti detenuti sono in cattive condizioni di salute, ed hanno un elevato rischio di ammalarsi, tenendo anche conto della pessima alimentazione, e dell’esser privati di un’assistenza sanitaria di qualità.

Il Paese ha uno tra i più elevati tassi d’incarcerazione dell’intero Continente africano: a giugno scorso, si contavano 28mila detenuti (oltre 700 erano minori), quasi il triplo rispetto alla capienza dei penitenziari locali. La situazione più drammatica si vive forse nella Maison centrale d’Antanimora, il famigerato carcere di Antananarivo. Con una capacità di sole 800 persone, conta oltre 4.357 detenuti, 495 dei quali donne; e 2.642 sono ancora in attesa di giudizio (dati dell’ottobre 2019). Il padiglione minorile conta oltre cento reclusi (in alcune carceri malgasce i minori scontano la pena insieme agli adulti), di cui più di ottanta sono in custodia cautelare.

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