Covid-19, la fitoterapia malgascia alla riscossa

Sin da prima dello sbarco della pandemia in Madagascar, in molti – e su ogni media – invocavano il ricorso alla fitoterapia, alle locali piante medicinali, sovente definite miracolose: invocazioni spesso provenienti anche da medici ed esperti vari. Insomma si raccomandava l’uso di erbe e olii essenziali sia per rafforzare, in via preventiva, il sistema immunitario, sia più semplicemente per alleviare i sintomi della malattia (come nel caso dell’eucalipto). Così un gruppo di ricercatori della Facoltà di Scienze dell’Université d’Antananarivo ha organizzato un convegno, per dare consigli con criterio scientifico. Il professor Ramarovololona, ordinario presso il Dipartimento di Biologia vegetale ed ecologia, propone un metodo di idroterapia, una sorta di pediluvio.

La professoressa Zara Zafiarimanga – specialista in Biochimica – raccomanda piante medicinali come il niaouli (nella foto), che invero in Italia è più noto col nome scientifico di Melaleuca quinquenervia. E poi, chiodi di garofano, cannella, canfora, Ravensara aromatica, zenzero, mandravasarotra, o Cinnamosma fragrans. La dottoressa Jenny Rakotondrazafy, specialista in Biologia e nutrizione animale, raccomanda vivamente il consumo regolare di brèdes (in malgascio, ananambo). Infine, la professoressa Léa Rasoanaivo propone un’infusione di foglie di gelso, voaroy hazo o Rubus rosaceus, da ingerire tre volte al giorno.

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