Coup d’état, 11 anni dopo – 2

(Prosegue). I motivi di malcontento contro il presidente Marc Ravalomanana erano comunque vari: si criticava l’avanzata dell’inflazione, più in generale la stretta sull’economia, e l’acquisto di un Boeing 737 presidenziale con denaro pubblico (60 milioni di dollari). Addirittura il Fondo monetario internazionale arrivò a chiedere spiegazioni al riguardo, e la risposta fu giudicata insufficiente. Si accusava poi il Governo di un condono fiscale che favoriva soprattutto l’azienda Tiko, e di esportare il pregiato riso malgascio, per lasciare agli abitanti quello pakistano di bassa qualità. E il sindaco Andry Rajoelina, da tempo avversario di Ravalomanana, riesce con facilità a canalizzare questo clima in consenso a suo favore.

La chiusura per ordine del Governo della sua Tv Viva, nel dicembre 2008, riesce infatti a mobilitare gran parte della società civile. E con la sua energia, il giovane di etnia merina (come il capo dello stato) riesce a oscurare gli oppositori storici, come il filocastrista Didier Ratsiraka. Il golpe fu preceduto da settimane di caos: alla fine si contarono 135 morti, tra cui saccheggiatori e manifestanti falciati dalla Guardia presidenziale. Alla fine, l’Esercito si schiera con Rajoelina, e Ravalomanana si dimette – lasciando il potere ai militari – per fuggire in Sudafrica. E le Forze armate, il 17 marzo, affidano i poteri all’attuale presidente.

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